Omelia dell’8a Domenica del TO – Anno A

 

Confidare in Dio e nella sua Provvidenza

 

 

 Abbiamo ascoltato ancora una bellissima pagina del Vangelo ricca di temi; Gesù ci dà ancora sublimi insegnamenti che toccano il cuore e lo aprono alla speranza, alla fiducia in Dio. Egli utilizza un linguaggio semplice ma con contenuti elevati; usa similitudini ed esempi presi dalla vita quotidiana per farci capire le grandi verità dell’esistenza, in modo particolare ci invita ad avere una fede senza compromessi con la logica del mondo e ad avere fiducia nella divina Provvidenza.

    

    Una fede senza compromessi con la logica del mondo.

 

Gesù, infatti, dice: “Nessuno può servire a servire a due padroni” o amerà l’uno o amerà l’altro. “Non potete servire Dio o la ricchezza” O si servirà, amerà Dio o le ricchezze: sono realtà incompatibili. Occorre scegliere: o l’uno o l’altro, scegliere Dio o le ricchezze. Chi è schiavo delle ricchezze custodisce le ricchezze come un servo; chi invece ha gettato via il giogo della servitù le distribuisce da padrone (S. Girolamo)

Perché c’è incompatibilità tra Dio e le ricchezze?  Gesù non condanna le ricchezze in sé, ma il servire cioè l’essere schiavo delle ricchezze, l’attaccamento morboso così che prende il cuore e si sostituisce a Dio. Lo constatiamo ogni giorno: quando l’uomo mette al primo posto il denaro, le ricchezze egli si allontana da Dio e dalle cose celesti, dall’adorazione e dal servizio di Dio, perde il lume della ragione, è disposto a tutto, tradire, infangare, calpestare, uccidere.

 

"Nessuno può servire a servire a due padroni”. Riflettiamo ora noi, guardiamoci dentro. Chi è il nostro padrone? A chi è rivolta l’adesione della nostra mente? Di chi e di che cosa ci preoccupiamo di più? A chi cerchiamo di piacere? Certo non siamo atei, conosciamo Dio e sappiamo che dobbiamo amarlo con tutto il cuore e con tutto il nostro essere; che lo scopo della nostra vita è di conoscerlo, amarlo, servirlo e contemplarlo eternamente in Paradiso. Ma in pratica non mettiamo Dio al primo posto; molte volte facciamo delle commistioni tra l’attenzione a Dio e l’attenzione agli idoli del mondo (ricchezza, appoggi che contano, opinioni dei più forti), tra la mentalità del Vangelo e la mentalità anticristiana che respiriamo ogni giorno. Questo ambiguo servizio, questa esclama di verità e di errore, questo insieme essere cattolici e neopagani, non piace a Gesù: dobbiamo essere cristiani tutti di un pezzo!

"Nessuno può servire a servire a due padroni”.

Perciò Gesù ci invita a scegliere, a ricercare la piena coerenza di fede nelle nostre idee, nei nostri giudizi, nel nostro comportamento, a stare dalla parte dell’unico che merita veramente il nostro servizio; cioè a stare senza compromessi dalla parte di Dio.

 

    Dio è Provvidenza

 

     Dio non solo è, e deve essere per noi, l’unico nostro padrone: è anche un Padre. L’odierna pagina del Vangelo è tutto un canto di fiducia in colui che, vedendoci come figli, sempre si prende cura di noi. Bella è anche l’affermazione del Signore nella prima lettura, tratta dal profeta Isaia (49,14-15): che anche se una donna si dimenticasse del proprio figlio, Dio non lo dimenticherà mai!

        Così suoi nostri animi inquieti, presi da mille paure ed angosce, scendono insistenti e consolanti le parole di Gesù: Non affannatevinon preoccupatevi

L’attaccamento ai beni temporali, alle ricchezze, viene superato proprio da questo abbandono totale e fiducioso in Dio, nella sua Divina Provvidenza.

Se Dio nutre gli uccelli del cielo e riveste con tanta magnificenza i fiori, che oggi sono e domani disseccano, quanto più si prenderà cura degli uomini, che sono suoi figli?  “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, raccomanda ancora Gesù, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta, in più” 

    Può sembrare un discorso irreale e fuori del mondo, che fa sorridere gli operatori economici e quelli che pretendono di sapere più di Gesù. Ma chi l’ha attuato e sperimentato nella propria vita, attesta che è proprio così: pensiamo agli Ordini religiosi mendicanti o ai santi come San Giuseppe Cottolengo, S. Luigi Orione, S. Teresa di Calcutta e molti altri.

    Naturalmente il non affannarsi o preoccuparsi non è un invito all’inerzia, all’ozio, al disimpegno. Affidarsi alla Provvidenza non vuol dire incrociare le braccia e attendere la manna dal cielo (vedi parabola dei talenti), ma fare tutto ciò che è umanamente fattibile e poi rimettersi serenamente a Dio. C’è il famoso detto “Aiutati che Dio t’aiuta”.

In questo impegno, quindi, non possiamo escludere Dio e il suo regno, per non rimanere a mani vuote! Lo constatiamo nella vita di tutti i giorni, sia nostra che degli altri, e quella degli stati: lavoriamo, ci impegniamo con tutte le forze per raggiungere certi obiettivi, credendo che tutto dipenda da noi, e poi facciamo l’amara esperienza del fallimento: una grandinata, un ciclone, un  alluvione, una malattia, una disgrazia, un terremoto… per gettarci sul lastrico. Questo ci dice che tutto quaggiù è precario, instabile, insicuro.

E’ appropriato quindi il Salmo 126 che dice: "Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode. Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore...": ecco allora la fiducia nella Divina Provvidenza, la ricerca prioritaria del “regno di Dio e della sua giustizia”.

Affidiamoci dunque al nostro Padre celeste, che conosce le nostre necessità, tutti i nostri bisogni e necessità, con la semplicità e fiducia del bambino che si getta tra le braccia della mamma, nella certezza che gli faranno mancare il loro amore e il necessario per la vita.

Affidiamoci anche alla nostra Madre celeste, Maria, che con Dio Padre veglia su di noi e ci sostiene!

Madre della Divina provvidenza, prega per noi!